6 maggio 2020
Street-Art in montagna: durante il Vision Art Festival, alcuni artisti trasformano dei blocchi di cemento in oggetti d'arte che si fondono nella natura e giocano con la luce.

Avvicinandosi a Crans-Montana, si rimane colpiti dai laghi che si susseguono uno dopo l'altro e plasmano il paesaggio. Si passa anche davanti a un albergo dove non può sfuggire il poster di Roger Moore: su una delle pareti laterali, si staglia un ritratto dell’attore, di un metro di altezza. Roger Moore ha trascorso i suoi ultimi giorni qui, in alta quota, per approfittare dell'aria pura, restando fedele a Crans-Montana fino alla morte. Questo graffito è una delle 20 opere d'arte viventi che ricoprono superfici non utilizzate nella località e sulle montagne. Queste opere vengono create in occasione del Vision Art Festival, la settimana estiva in cui artisti di Street-Art venuti da tutto il mondo (sono poche le artiste donna, in questo settore) si ritrovano a Crans-Montana per ravvivare edifici, stazioni degli impianti di risalita o facciate di case un po' scialbe e vivacizzarli con colori e idee originali.
"È affascinante vedere che per trasformare un intero edificio basta solo un po' di colore" dichiara Gregory Pages, promotore del festival che si svolge ogni anno dal 2015. L'idea gli è venuta un giorno in cui era seduto su una seggiovia, diretto verso Cry d'Er. "All'epoca, Cry d'Era era soltanto un blocco di cemento." È stato in quel momento che gli è venuta in mente la Street Art che aveva scoperto a Parigi, durante il suo ultimo viaggio. Per prima cosa, ha chiesto agli organi ufficiali se si poteva pensare di organizzare qualcosa. In seguito, ha ricevuto il via libera per due test di pittura. Poiché gestiva una galleria di arte moderna, era in contatto con alcuni artisti di arte urbana. Sono stati loro a realizzare le prime opere: Hebru Brantly, artista americano, e Icy et Sot, due fratelli iraniani. Il risultato di queste due opere si è rivelato sorprendentemente buono; Gregory si aspettava più contestazioni. Invece il vento soffiava nella direzione opposta e questo a consentito a lui e alla sua squadra di mettere rapidamente in cantiere la prima edizione del Vision Art Festival.

Nell'appartamento di Gregory, l'arte riveste anche i muri del bagno. Dal balconcino con grande vetrata, si ammira il panorama straordinario sulle montagne di Crans-Montana. Per lui, arte e natura sono sempre state legate. "Questo è stato il mio primo quadro", dice mostrando un quadrato arancio appeso al muro del salone. "Me lo ha regalato un artista, quando avevo sei anni. Abbiamo fatto una scommessa e ho vinto io." Lui e suo fratello sono cresciuti nel mondo della gallerie d'arte, racconta. Suo padre, franco-tedesco, negli anni '80 gestiva una galleria d'arte in Germania, paese dove Gregory è cresciuto. Sua madre, svizzero-iraniana, era appassionata d'arte e anche i suoi nonni erano "tutti collezionisti di opere d'arte". Lui e suo fratello trascorrevano l'inverno dai nonni, a Crans-Montana. Qui Gregory ha imparato a sciare all'età di due anni. L'arte e le montagne, per lui è stato del tutto naturale; come la sabbia o il pallone per altri bambini. Dopo aver seguito degli studi politici, Gregory trasloca definitivamente a Crans-Montana, dove rimane. Volta quindi le spalle alla politica e cerca di ritrovare la simbiosi tra arte e natura: d'inverno dà lezioni di sci, mentre in primavera si dedica alla preparazione del festival.

All'inizio del XX secolo, a Crans-Montana venivano essenzialmente persone affette da malattie polmonari, per la rieducazione. All'inizio, Crans-Montana, che si trova a 1.500 metri sopra il livello del mare, era un luogo di cura, divenuto in seguito meta turistica. In particolare, il Dott. Stephani, fondatore del centro di cura, ha svolto un ruolo essenziale in questo senso: le foto del luogo scattate da lui hanno attirato artisti da tutto il mondo. Circa 100 anni fa, Ferdinand Hodler, famoso pittore svizzero, è venuto a Crans-Montana a trovare il figlio, colpito da tubercolosi. Ha realizzato dodici quadri di laghi, durante il suo soggiorno. "Una di queste tele è stata venduta da Christie's per otto milioni di franchi", racconta Gregory. "Negli anni '20 e '30, molte persone originarie di Parigi, Praga o dell'Olanda sono venute a Crans-Montana per ammirarne la luminosità e il paesaggio. Leon Keer, artista di strada olandese, ha spiegato che la luce e l'atmosfera del luogo lo avevano ispirato per anni nella scelta dei colori".
Effettivamente, a Crans-Montana la luce ha un che di particolare. "Qui il tramonto è ogni volta diverso, con quel mix di colori e i contrasti", dichiara Gregory. Molti artisti cittadini devono adeguare le proprie idee alle condizioni climatiche. La creazione di un'opera in uno dei luoghi più soleggiati del mondo, a 2.500 metri di quota, non ha nulla a che vedere con una creazione artistica nella metropolita parigina. Un punto importante per quanto riguarda la creazione: le opere d'arte devono fondersi nella natura così "che gli artisti decorino i blocchi di cemento in modo da renderli belli quanto la natura che li circonda." A questo si aggiunge il fatto che la natura ha diverse facce. Lo stesso quadro, in una cornice di vegetazione e luce estiva o in un ambiente innevato, dà un effetto completamente diverso. "La luce del sole è più intensa che sul livello del mare", precisa Gregory, "e tra l'inverno e l'estate abbiamo una differenza di temperatura che può arrivare fino a 70 gradi. I colori sbiadiscono quindi più rapidamente". Perciò le opere d'arte vengono ridipinte appena non sono più perfette - nel rigoroso rispetto dello spirito del graffito originale.
La squadra riceve oggi circa 450 candidature ogni anno, diverse delle quali vengono trasmesse via Instagram, anche se non si organizza nessun bando di concorso e possono partecipare soltanto dieci Street-Artist. Il Vision Art Festival si è fatto un nome. Per tutti gli artisti che vengono a Crans-Montana, questa settimana estiva è qualcosa di unico. Durante questo evento, nascono delle amicizie. E spesso gli artisti tornano in un secondo momento, come turisti, non solo per vedere come sono diventate le loro opere con il tempo, ma anche per godersi le montagne, l'atmosfera e la luminosità. E questo "nell'unico museo al mondo che si può visitare a piedi, in bici, sugli sci o in auto", è assolutamente irripetibile.

6 maggio 2020
Best of the Alps
Testo: Martha Miklin
Foto: Sophie Kirchner // friendship.is