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La Résidence

Sguardi sulla montagna

I partecipanti al progetto hanno vissuto un'avventura in montagna fuori dal comune, una full-immersion nella natura, con un unico obiettivo: cogliere la diversità, la bellezza, ma anche la fragilità della Natura e dell'ambiente circostante, con le sue repentine trasformazioni e gli effetti che queste hanno su flora e fauna e sugli uomini che vi abitano e ne dipendono integralmente.

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La Résidence 
Con l’obiettivo di far conoscere giovani fotografi e video-maker, nel 2017 Crans-Montana Tourisme & Congrès ha creato “La Résidence”, un incubatore di talenti nel cuore delle Alpi del Vallese. 

I partecipanti all’edizione 2019/2020 hanno vissuto un’avventura fuori dal comune, guidati da appassionati e professionisti della montagna, una full-immersion nella natura, con un unico obiettivo: coglierne la bellezza, ma anche la fragilità. Così, La Résidence ha permesso loro di essere davvero testimoni del cambiamento climatico e del suo impatto sull’ambiente alpino e le sue attività.

Sguardi tutti diversi 
Esplorare le viscere della Plaine Morte in compagnia di speleologi, scoprire l’autenticità della vita dei pastori o fare scappata in cerca della fauna di alta montagna: i fotografi hanno potuto proporre ciascuno il proprio punto di vista su questo ambiente da cui siamo profondamente dipendenti.

La mostra
È stato possibile scoprire la mostra dell'edizione 2019-20, "La Résidence: " alla Fondation Opale, in Marzo 2020. Per la sua premier, il pubblico poteva incontrare i fotografi, e partecipare a una tavola rotonda sul cambiamento climatico ed i suoi impatti sul nostro ambiente montano.

 

Partecipanti 2019-20

Boris Baldinger

Boris Baldinger

Visual Storyteller & Business Photographer


 
Rayana Gasparotto

Rayana Gasparotto

Mamma, blogger & fotografa, part-time
Ricche praterie, foreste allo stato brado e selvatico, l’odore del fango sotto le scarpe da trekking, l’odore della corteccia degli alberi umida, il rumore del nostro respiro mentre scalavamo la montagna... La nostra esperienza con Claire, Damien e i loro figli è stata indimenticabile. Benché siano ormai trascorsi diversi mesi da quando Crans-Montana Tourisme & Congrès ci ha invitati a seguire un frammento della vita di un pastore, questa esperienza nutre la nostra anima nel profondo. Anche se viviamo a stretto contatto con la natura e la nostra passione è esplorare luoghi già conosciuti o ancora inesplorati, poter accompagnare, per due giorni, Claire e Damien nella loro vita di pastori è stata un’esperienza straordinaria. La loro vita è al contempo estremamente semplice, ma anche incredibilmente stimolante. Sono responsabili di centinaia di capre e pecore, sostenuti dai loro magnifici cani da pastore, lontano dalla civiltà. Abbiamo subito percepito la loro dedizione alle greggi, il loro amore e il legame che hanno l’uno con l’altro all’interno della famiglia, e la compassione per i loro animali. Damien è molto volitivo, e anche Claire lo è. Li ringraziamo per averci fatto conoscere, in piccola parte, le loro attività quotidiane e averci ricordato cosa conta davvero nella vita.

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Dylan Nicolier

Dylan Nicolier

Infografico 3D in uno studio di architettura & fotografo
« Per questo progetto di 3 giorni, ho percorso la regione della Plaine Morte, in parte accompagnato da Pierre-Olivier Bagnoud, guida di alta montagna della zona. Innumerevoli gli incontri: fin dalle prime ore, abbiamo potuto avvicinarci a un branco di camosci con i loro cuccioli. Abbiamo trascorso la notte nel rifugio del Luton, sferzati dal vento e da deboli rovesci che sono continuati all’alba del secondo giorno. Successivamente, ho condiviso un momento prezioso con degli stambecchi che facevano il bagno nei colori autunnali dei larici e di un timido sole. Alla fine, il maltempo mi ha raggiunto e le previsioni per l’indomani erano incerte. Nonostante tutto, ho deciso di arrampicarmi a passo di corsa a Bella Lui, per sovrastare il mare di nebbia. Ho vinto la scommessa: tutt’intorno, le vette si tingevano di un color magenta e il tempo si è fermato. Poi mi sono avvicinato, piano piano, a una lepre. Questo soggiorno in immersione mi ha trasmesso un senso di profonda gratitudine: questi incontri selvatici e questa connessione primaria creata con l’animale durante l’avvicinamento si traducono in un senso di libertà straordinario. Spero di poter condividere queste emozioni con voi attraverso le mie immagini.»


 
Patrick Guller

Patrick Guller

Studente del Master dell’università di San Gallo & fotografo
«Quando mi hanno contattato per partecipare al progetto della Résidence sul clima, non ho avuto neanche un attimo di esitazione: il ghiacciaio della Plaine Morte sarà il mio soggetto fotografico. Da un lato, perché i ghiacciai sono soggetti assolutamente magnifici da fotografare, ma dall’altro perché consentono di visualizzare facilmente i cambiamenti climatici che dobbiamo affrontare. Ho potuto accompagnare Frédéric Bétrisey e Hervé Krummenacher per due anni consecutivi – nell’ottobre 2018 e nel settembre 2019. In questo lasso di tempo, lo scioglimento del ghiacciaio è stato impressionante (nell’ordine di circa 2 metri). Affascinante è stato anche rendermi conto del fatto che un ghiacciaio è sempre in movimento, perché anche se i luoghi principali del ghiacciaio rimangono immutati, molti elementi si trasformano completamente da un anno all’altro. Spero che le foto scattate nel corso di queste due spedizioni ed esposte qui possano sensibilizzare le persone sulla tematica dello scioglimento dei ghiacciai, ma soprattutto che facciano venire loro voglia di andare a vedere e godersi i ghiacciai finché è ancora possibile.»



 
Anthony Vuignier

Anthony Vuignier

Creatore di contenuto visivo video 
"Dal momento che sono cresciuto nella zona di Crans-Montana, l’immensità del ghiacciaio della Plaine-Morte e questo luogo fuori dal comune abbarbicato a 3.000 m mi hanno sempre impressionato... Quando mi hanno proposto di partecipare alla Résidence per una spedizione sul ghiacciaio con Pat Güller e i due speleologi, Fred e Hervé, sono stato subito entusiasta di vivere questa bella esperienza. Ricordo che da ragazzo andavo alla Plaine-Morte per i campi estivi di sci e snowboard freestyle, perciò mi incuriosiva tornarci anni dopo. Nel corso di questa esplorazione, sono subito rimasto colpito dal cambiamento e dall’evoluzione del ghiacciaio in questi ultimi anni. In effetti, la discesa dal funitel al ghiacciaio mi è sembrata lunga, e il ghiacciaio estremamente basso. Sono rimasto sorpreso dalla quantità d’acqua che circola sul ghiacciaio e che vi filtra dentro. Non immaginavo che lassù facesse così caldo e che la giacca che avevo portato per la spedizione sarebbe rimasta nello zaino per il resto della giornata... Durante la spedizione, abbiamo visitato luoghi incredibili e al contempo molto interessanti dal punto di vista visivo. In particolare, abbiamo visitato la grotta Vatseret, dove abbiamo scoperto un magnifico lago che si trova sotto il ghiacciaio. D’inverno, questo ghiacciaio offre splendidi paesaggi con neve fresca in superficie, ma d’estate perde un po’ del suo fascino e diventa molto grigio, a causa degli anni che passano. Questa spedizione mi ha dato la prova che il ghiacciaio sta scomparendo più velocemente del previsto..."


 
Elisa Luthi

Elisa Luthi

Studentessa d’arte all’Accademia di Meuron, Neuchâtel
«A oltre duemila metri di quota. Osservo queste montagne da un po’, seduta sull’erba che vacilla. Mi sorprendo a bilanciare il corpo allo stesso ritmo. Io, che immaginavo che in quota fosse tutto aspro, secco e privo di verdura... Il frastuono non mi è mai piaciuto. Aggredisce i sensi, li trafigge. Eppure, quello che mi ha accompagnata in quota mi ha trasmesso pace. È la verità: la montagna è rumorosa. Un rumore sano, fresco, vario, robusto. Potrebbe quasi diventare una melodia. La potenza del vento mi trasporta più di quanto non mi spinga io stessa. Si sente fin nel terreno. Le spighe danzano al ritmo delle raffiche, le piantine più giovani lottano per crescere, lasciando al vicino abbastanza spazio per piegarsi. I sassi scintillano. È tutto in equilibrio in funzione di questi terreni curvi, pieni di recessi, di cunette, di solchi e di pendii. Mi aggrappo alle radici per salire e i sentieri creati dall’uomo diventano un lusso per le caviglie. Eppure, la vegetazione si accontenta. Si adatta. E noi siamo troppo lenti.»


 
Rebecca Dubuis

Rebecca Dubuis

Studentessa d’arte all’Accademia di Meuron, Neuchâtel
«Per Papà
Ricordi raccontati di sera,
sogni, ti perdi
appassionato, intenzionato, mi hai parlato della tua infanzia, Mi hai parlato delle tue esperienze,
Allora l’ho fatto per te, sperando di non deluderti, Illustrando le storie di un montanaro.»


 

 

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